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Politica ed economia

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NO CETA: prossime mobilitazioni di piazza

Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2017

STOP CETA - 5 luglio 2017, Montecitorio, Roma

Ultimi aggiornamenti: https://stop-ttip-italia.net/

Aggiornamento 27 giugno 2017: Pd e MDP (di nuovo assente) votano sì al CETA con Forza Italia… e contro l’Italia

Aggiornamento 22 giugno 2017: Salta il voto di ratifica del CETA. Il voto in commissione Affari esteri del Senato spostato a martedì 27 giugno 2017. Stop TTIP Italia, insieme alle associazioni agricole, ambientaliste e sindacali, rilancia la mobilitazione di piazza per bloccare l’accordo. Appuntamento martedì 27 giugno 2017 alle 10 al Pantheon: ci sarà un presidio fisso organizzato insieme a Coldiretti, CGIL, Slowfood, Arci e altre realtà. Mercoledì 5 luglio 2017 invece ci sarà un nuovo presidio-manifestazione proprio sotto il Parlamento, in piazza Montecitorio, dalle 10:00.
Sito di riferimento: https://stop-ttip-italia.net/

Sullo stesso argomento:

L'articolo che segue è a firma di Elena Mazzoni e pubblicato il 23 giugno 2017 all'indirizzo:
http://www.listatsipras.eu/2017/06/23/mobilitiamoci-contro-il-ceta/

NO CETA - Manifestazione contro la ratifica

Mobilitiamoci contro il CETA

L’imponente mobilitazione organizzata dalla Campagna StopTTIP-StopCETA Italia, le migliaia di lettere, tweet e dossier inviati ai senatori e al Presidente stesso dai cittadini, sono riuscite nell’impresa titanica di far slittare il voto della Commissione Affari Esteri a martedì 27 e quello in plenaria a mercoledì 28.

Il successo maggiore però non consiste nello slittamento del voto ma nell’aver costretto il presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini, a tenere audizioni e ad aprire una discussione, pur se di due soli giorni, su un tema tanto delicato ed altrettanto taciuto.

Un vero e proprio esempio di politica dal basso che ha infiammato gli animi e spinto Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Slowfood e tutte le organizzazioni che sostengono la Campagna italiana, ad organizzare due momenti di intensa partecipazione in piazza a Roma, martedì 27 al Pantheon alle 10:00 e mercoledì 5 luglio, sempre alle 10:00, proprio in piazza Montecitorio

https://stop-ttip-italia.net/2017/06/22/ceta-ratifica-piazza-333/.

Qualcuno potrebbe chiedersi cosa non ci piaccia del CETA con il simpatico Canada del bel premier Trudaeu.

I motivi sono tanti e potete trovarli riassunti nel libro bianco sottoscritto con Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Arci, Acli, Legambiente Fairwatch e tre associazioni di consumatori e nei due dossier tecnici  che la campagna italiana ha presentato in audizione in Senato.

Trudaeu non è il fascinoso vessillo dell’ambiente da sventolare per scacciare lo spauracchio arancione di Trump perchè, con le politiche attuali, il paese nord americano non manterrà i propri impegni nel controllo delle emissioni, elargendo 3,3 miliardi di dollari l’anno di sussidi pubblici ai combustibili fossili, tra cui l’inquinante petrolio da sabbie bituminose   http://climateactiontracker.org/countries/canada.html.

Una recente ispezione effettuata nelle zone di estrazione mineraria canadesi dall’OHCHR dell’ONU ha riscontrato delle violazioni dei diritti umani ed esortato le autorità canadesi a “integrare i diritti delle popolazioni indigene nelle loro politiche e nelle pratiche che disciplinano lo sfruttamento delle risorse naturali”. La delegazione ha inoltre sottolineato “la necessità per il governo di rafforzare l’accesso agli strumenti legali di ricorso per le vittime di abusi di diritto”.

Lo stesso Trudeau ha supportato incondizionatamente la costruzione dell’oleodotto Keystone XL, un progetto da 8 miliardi di dollari per portare quel petrolio negli Stati Uniti.

Non proprio in linea con la narrazione mainstream del paese dello sciroppo d’acero.

Le risposte sono quindi molteplici ed anche molto tecniche ma la prima che viene in mente a me ogni volta in cui qualcuno mi chiede perchè io mi opponga al CETA, quella data con la pancia e non con lo studio dei testi, è che chiunque abbia un’idea del commercio sostenibile, equo, rispettoso dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, dei diritti umani, dei beni comuni, deve dire NO al CETA,

Un NO potente.

Un NO di gente stanca di un mondo che abbatte le barriere per merci e capitali ed alza, inesorabilmente, invalicabilmente, quelle per la libera circolazione delle persone.

Amnesty International: Google e Facebook violano pesantemente i diritti umani

Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2019

C'è chi tiene in mano un'arma da fuoco, chi una croce, chi un mouse (e, per estensione, tutto ciò che rappresenta un accesso ai contesti virtuali, tra cui soprattutto gli smartphone). Il suggestivo disegno qui a destra, in cui si possono ricercare significati, è di Matt Chase. I nostri dispositivi digitali sono sia un'arma sia una fede? Probabilmente sì. Non faccio ulteriori commenti su questo disegno, su cui invito a riflettere, e passo oltre...

Nel quadro generale della futura "Internet delle cose", o "Internet del tutto", che purtroppo pare attenderci e che ho già trattato nella pagina "Crimine 5G, Internet delle Cose: un quadro ampio, con articoli, video, bibliografia scientifica, appelli di scienziati", in cui ho riportato anche un servizio di Report e un documentario di James Corbett, la notizia che Amnesty International abbia pubblicato un documento di 60 pagine per dimostrare la sistematica violazione dei diritti umani compiuta da Facebook e Google mi sembra l'ennesima conferma della direzione autodistruttiva del mondo in cui siamo inseriti.

L'unica azione rivoluzionaria che intravedo è non usare né Facebook né i servizi di cui questa azienda è proprietaria (Instagram e Whatsapp, giusto per fare due nomi), né Google e i suoi servizi, ammesso che questo sia possibile. Ad ogni modo, sono ben consapevole che le pressioni e i condizionamenti sociali spingono e forzano in tutt'altra direzione.

Esistono altre strade? Sì, ricordo il decalogo slow-Internet di Giulio Ripa, decalogo che continua ad essere una proposta molto sensata di fronte alla denuncie di Amnesty (la quale, peraltro, non manca di essere presente su Facebook).

Questa è la sintesi del report di Amnesty International, pubblicata da Amnesty stessa: "Facebook and Google’s pervasive surveillance poses an unprecedented danger to human rights".

Questo è il documento completo in PDF: POL3014042019ENGLISH.PDF

Questa invece è una lista di tutti gli articoli pubblicati da Amnesty International sul tema del rapporto tra tecnologia e diritti umani: https://www.amnesty.org/en/search/?issue=54748

Francesco Galgani,
25 novembre 2019

Documentario sul neoliberismo (cioè sulla nostra apocalisse individuale e collettiva)

Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2019

Questa pagina contiene il film documentario "La centesima scimmia" (fonte: https://youtu.be/ArBRGVR3_AM), di Marco Carlucci, che ha fatto un eccellente lavoro, insieme ovviamente a tutto lo staff indicato nei titoli di coda (da non perdere, bella anche la canzone finale). Nel momento in cui sto scrivendo, il video su Youtube ha già avuto circa 15000 visualizzazioni, per cui presumo che non ci siano problemi se lo riporto qui.

Definirei questo video come un documentario sul neoliberismo, ovvero sulla nostra apocalisse individuale e collettiva.

Io avrei un appello:

«Se una religione serve a qualcosa, vorrei chiederle cosa sta facendo, insieme alle altre religioni, per aiutarci a uscire del neoliberismo criminale ben descritto in questo documentario.
 
Se un partito politico serve a qualcosa, vorrei chiedergli cosa sta facendo, insieme agli altri partiti, per cambiare alla base i problemi qui denunciati.

 
Se la scuola serve a qualcosa, vorrei chiedere ai suoi insegnanti quanto stanno studiando le cause della triste realtà qui descritta e quanto la stanno approfondendo insieme ai loro studenti per capire e per avere un ruolo in un futuro migliore per tutti.

 
Se Internet serve a qualcosa, mi domando quanto è usato per agevolare la consapevolezza su questi disastri comuni e trovare risposte collettive e utili.

 
Se la televisione serve a qualcosa... beh, meglio non rammentarla, quella davvero non serve a nulla, se non a far danni».

Buona visione, buon approfondimento di questo documentario e, possibilmente, buon dialogo con altre persone,
Francesco Galgani,
9 ottobre 2019

DOWNLOAD MP4

Riflessioni alternative sul terrorismo: non ci sono nemici

Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2019

Come ho scritto in alto, in ogni pagina del mio blog: «Per fortuna, quello che non so, non lo so. Quello che invece so, non corrisponde alla realtà».

Premesso ciò, vorrei aggiungere qualche riflessione "alternativa" sul tema del terrorismo, in particolare di quello attribuito al mondo islamico e dal quale gli stessi musulmani si dissociano, riprendendo un tema che già avevo affrontato in articoli come:

Il motivo per il quale ritorno su questo tema è una notizia recente, pubblicata su "Il Fatto Quotidiano" del 18 agosto 2019 e intitolata "11 settembre, le torri del WTC erano minate? Una commissione di vigili del fuoco lo sostiene e per me è giusto ascoltarli", che qui riporto (l'autore dell'articolo è Giulietto Chiesa, nome ben noto a chi segue un certo tipo di giornalismo):

Il 24 luglio scorso, 18 anni dopo la tragedia dell’11 settembre a New York, nel silenzio totale dei grandi media americani (e italiani), cinque uomini non “qualunque” si sono riuniti nel Distretto di Piazza Franklin e Munson, a un passo dai Queens di New York, per approvare, all’unanimità, una risoluzione.

Il cui testo proclama l’”incontrovertibile evidenza” del dato che “esplosivi preventivamente collocati” all’interno delle “tre torri” del World Trade Center, “ne hanno provocato la distruzione”.

Chiunque abbia seguito un poco le polemiche che da 18 anni ruotano attorno alla spiegazione dell’11 Settembre 2001, si renderanno conto immediatamente che una tale dichiarazione cancella in un colpo solo l’intero impianto della inchiesta ufficiale, contenuta nel famigerato “9/11 Commission Report”.

Dunque è importante sapere chi sono questi cinque uomini. Sono i membri della Commissione dei vigili del fuoco del Distretto di Piazza Franklin e Munson: un distaccamento di “volontari” (come lo sono i pompieri americani) che subì gravi perdite mentre portava aiuto nei primi momenti del dramma. I pompieri della Contea di Nassau che morirono nelle torri furono 24, ai quali si aggiunsero quattro residenti nel quartiere. La Commissione dei cinque (composta da uomini che 18 anni fa parteciparono a quelle operazioni e ne uscirono vivi) ha l’incarico di tenere viva la memoria di quell’evento.

I loro nomi vanno ricordati: Philip F Melloy, Dennis G. Lyons, Joseph M. Torregrossa, Christopher L. Gioia, Les Saltzman. Non perché siano famosi. Né probabilmente lo diventeranno. Ma sono importanti perché videro con i loro occhi, sentirono con le loro orecchie. Sono i primi esperti, sanno di che si tratta, portano i segni nei loro corpi.

Tuttavia non furono ascoltati, nemmeno interrogati dalla Commissione. E, se lo furono, le loro testimonianze vennero taciute o ignorate. Ci sono voluti 18 anni perché potessero trovare la forza e il coraggio di rendere pubblico, solennemente, quello che sanno. Ovviamente i grandi media americani e occidentali non diranno una parola di tutto ciò, ma questo non basterà per fermare la notizia. Non lo impedisce a noi in questo momento.

Questi cinque testimoni, pompieri di New York, cittadini americani, si sono mossi dopo che il Comitato degli Avvocati per una nuova inchiesta sull’11 settembre è riuscito a far arrivare una precisa richiesta sul tavolo del Procuratore del Distretto Sud di New York, Geoffrey S. Berman,

La richiesta era esattamente quella di riconoscere l’evidenza che il World Trade Center era stato preventivamente riempito di esplosivi, prima dell’arrivo degli aerei che colpirono due delle tre torri. Il fatto nuovo fu che l’Ufficio del Procuratore rispose (nel novembre scorso) riconoscendo che la petizione aveva il diritto di essere portata sul tavolo di un Gran Jury, cioè di fronte a un Tribunale dello Stato.

Il tempo passa, gli ostacoli ci sono e cresceranno, i ritardi si accumuleranno. Ma adesso ci sono testimoni e esperti che dichiarano pubblicamente di voler sostenere “ogni sforzo di altre istituzioni governative che “vorranno investigare e scoprire la verità — che continua a essere ostacolata — sugli eventi di quell’orribile giorno”. Così dice la risoluzione dei pompieri di New York, Contea di Nassau. Il commissario Gioia ha detto: “Noi siamo il primo Distretto che approva questa risoluzione. Non saremo gli unici”.

Ma allora risorge potente un interrogativo: chi piazzò quelle cariche esplosive nelle tre torri? Chi poteva condurre in porto una tale operazione? Non certo i 19 terroristi “islamici” che sarebbero stati (e non c’erano) a bordo degli aerei. Ci volevano squadre di specialisti ben protetti per farlo. Tutte cose di cui la Commissione Ufficiale neppure si è occupata, negando poi l’esistenza “inoppugnabile” delle esplosioni dal basso, che precedettero e accompagnarono i crolli.

Dunque la Commmissione ufficiale ha mentito. Ricordiamo che a capo dell’FBI in quel momento c’era (pura coincidenza?) colui che è al centro dell’inchiesta sul Russiagate, Robert Mueller.

fonte: Global Research. “Call for New 9/11 Investigation: New York Area Fire Commissioners Make History”.

Quindi, chi ci ha raccontato un certo tipo di "verità ufficiale" ha ripetutamente e ostinatamente dichiarato il falso? E a quale scopo?

Potremmo avanzare due ipotesi su come sono andate le cose:

  1. L'autocomplotto: gli americani stessi (nel senso di servizi segreti, o "intelligence") hanno riempito di esplosivo le Torri Gemelle.
  2. Atto di Terrorismo "agevolato e voluto": gli americani stessi (sempre nel senso di servizi segreti, o "intelligence") hanno agevolato l'atto terroristico.

Al di là delle ipotesi fatte, gli Stati Uniti dall'11 settembre cambiarono la loro politica estera facendo guerra a tutto il medioriente e legalizzando un controllo di massa estremamente invasivo, sia interno sia estero, con il Patrioct Act. In poche parole, Il Patrioct Act, concepito negli Stati Uniti dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e firmato dall'allora presidente Bush – che è una norma incostituzionale (come dichiarato dalla Corte Suprema nel 2007), ma ancora in vigore – ha limitato fortemente, per non dire cancellato, la privacy in tutte le telecomunicazioni, in deroga ai principi costituzionali di libertà. Nulla di ciò che transita tramite Internet è da considerarsi “privato” in quanto è sistematicamente intercettato e analizzato, tantopiù che i servizi forniti dai grandi dell'ICT (Google, Facebook, Twitter, Apple, ecc.) transitano attraverso gli Stati Uniti (dove le leggi garantiste europee non trovano applicazione). In poche parole: dopo l'11 settembre 2001 è iniziata un'intercettazione di massa a livello globale, denunciata nello scandalo Datagate. Per maggiori informazioni su questo punto, rimando al mio articolo "Nuovi media e libertà di espressione".

Tornando al tema del terrorismo, coloro che sono a capo degli Stati Uniti e di tutti i mass-media del mondo occidentale sono stati abili nel coltivare nell'immaginario collettivo che ogni musulmano sia un potenziale nemico, così disumano da giustificare qualsiasi paura e pertanto qualsiasi atto di guerra. Curioso è però il fatto che sul sito "islamitalia", i cui autori (elencati sul sito) sono in parte musulmani e in parte comunque molti vicini al mondo dell'Islam, è scritto così:
«Non esiste radicalismo di matrice islamista oggi che non abbia ricevuto sostegno o politico o militare o finanziario dagli USA e dagli amici degli Stati Uniti d'America per garantirsi supremazia, controllo e repressione (anche economica) del nemico sovietico e oggi russo. La guerra fredda non è mai tramontata.»
tratto da: https://www.islamitalia.it/islamologia/genesi_ISIS.html

Ciò che è scritto su islamitalia e che ho qui citato si avvicina molto e arriva a coincidere, almeno in parte, con le tesi di Giulietto Chiesa (autore dell'articolo sopra riportato e tra i principali autori di Pandora TV), il quale va persino oltre, sostenendo e argomentando che l'islamizzazione dell'Europa, e in particolare dei Balcani, sia pilotata e utilizzata dagli Stati Uniti con uno scopo non solo contro la Russia, ma anche come mezzo di ricatto contro l'Europa stessa. Questa tesi è argomentata nella video conferenza seguente, in cui intervengono più persone:
"Balcani, una bomba pronta ad esplodere su ciò che rimane dell'Europa", https://youtu.be/ZufW9CTeZp4

Eppure, se cerchiamo su Internet "terrorismo islamico", tutto ciò che compare va in un'altra direzione, a sostegno invece della verità ufficiale degli Stati Uniti che addita l'Islam come "il nemico". Pochi sono quelli che teorizzano che pure gli attentati che negli ultimi anni sono accaduti in Europa siano stati "pilotati" dall'alto con scopi antidemocratici di sopprimere certe rivolte popolari. Una delle persone che ha mosso ipotesi in tal senso, pur ammettendo lui per primo di non conoscere cosa c'è davvero dietro le quinte, è Diego Fusaro, ad es. in questo video pubblicato quasi un anno fa su ByoBlu:
"Perché l'Italia è stata risparmiata dagli attentati, secondo Diego Fusaro", https://youtu.be/j2QPZVSa8h8

Io non so se l'Italia avrà attentati, non so neanche se quanto ho scritto fin qui aiuterà a smetterla di vedere nemici dove in realtà non ci sono, smettendo di dividere le persone in "buoni" e "cattivi". Anche perché, se i racconti ufficiali sono falsi e se il terrorismo è davvero una costruzione pilotata dai vertici del potere per giustificare all'opinione pubblica ciò che altrimenti rimarrebbe privo di argomentazioni (le quali, comunque, non cambiano minimamente l'orrore di ciò che è stato fatto in nome di una falsa civiltà e di una falsa democrazia), questo non significa che allora i nemici sono coloro che credevamo amici. No, non è questo il punto e non è così. La questione principale è invece quella di riconoscere l'inganno universale in cui siamo inseriti, per cominciare a ripulirci da tutta la spazzatura mentale che il potere inculca continuamente dentro di noi. Recentemente avevo scritto un altro articolo sul tema dell'inganno universale, intitolato: «Sapere di non sapere, sapere di mentire: la scienza delle bugie».

Nel momento in cui cominciamo a riconoscere l'inganno e la continua istigazione all'odio a cui siamo indottrinati, possiamo cominciare a vedere i fatti per quel che sono, senza aggiungerci giudizi di disprezzo e senza vedere o cercare nemici. Secondo me, sarebbe auspicabile tornare al punto di partenza della nostra umanità, ovvero riconoscere che siamo tutti esseri viventi limitati e bisognosi (principalmente di amore e di protezione). Al contempo, vedere i nostri limiti ci aiuta a non sentirci superiori agli altri e a smetterla di giudicare: come scrissi un anno fa nel mio articolo "Tra le fiamme", «Non dovremmo affrettarci a giudicare gli altri, perché ciascuno di noi ha dentro un piccolo Hitler».

E allora, cosa fare?

Ho già provato a dare una risposta a questa domanda, nell'articolo dal titolo "In occasione del prossimo attentato terroristico", che inizia così:

[...]

Il nemico da combattere non è una persona, non è un'etnia, non è un gruppo o una nazione. Basterebbe guardare con onestà dentro noi stessi, ogni volta che ci siamo completamente disinteressati dell'altrui benessere, o quando, peggio, abbiamo gioito dell'altrui sofferenza.

Quasi tutti i mali del mondo derivano da un'unica causa, da un cuore umano offuscato dai suoi egoismi e incapace di cogliere lo splendore, la ricchezza, la bellezza e il miracolo della propria e dell'altrui vita.

Se vogliamo combattere il terrorismo, non dobbiamo far terrorismo. Se vogliamo vincere su un nemico, non dobbiamo essere come lui.

L'unica risposta all'odio, è l'Amore. La risposta alla paura, è il Coraggio. Curiamo ogni aridità nei nostri cuori con l'acqua della solidarietà, della compassione, della gioia di vivere, della gratitudine per la Vita.

[...]

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
4 settembre 2019

Rifugiati in Italia e nel mondo, statistiche per numero di abitanti

Ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2019

Lo scopo di questo articolo è quello di dare un'informazione statistica riguardo al fatto che non è vero che tutti i disperati di questo mondo, quando abbandonano le loro terre per cercare vita e protezione altrove, finiscono in Italia, come invece qualcuno pensa... anzi.

Le informazioni seguenti sono estratte dal pdf "UNHCR Statistical Yearbook 2016", da pag. 6 a pag. 9, nella colonna relativa ai rifugiati, pubblicato dall'Alto Commissario delle Nazioni Uniti per i Rifugiati. all'indirizzo:
https://www.unhcr.org/5a8ee0387.pdf

Prima di proseguire, però, è importante chiarirsi nei termini, capire il significato delle parole. Non ho usato il termine "immigrato" perché troppo generico. Nel caso specifico dei dati che seguono, per rifugiato si intende una persona che è scappata dal proprio paese per cercare protezione in un altro. L’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), che ha pubblicato i dati nel pdf sopra linkato, riconosce come rifugiati coloro che rientrano nei criteri stabiliti dal suo statuto. Questi rifugiati sono dunque titolari della protezione che l’agenzia ONU può offrirgli.

Per un approfondimento sulla differenza tra migrante irregolare, richiedente asilo, profugo, ecc., rimando a questa pagina: https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/

In sintesi, la tabella seguente (disponibile anche come immagine) ordina i paesi in base alla percentuale di rifugiati rispetto alla popolazione complessiva nel 2016 (disponibile su Wikipedia).

  Numero rifugiati Ogni 1000 abitanti
Svezia 230.164 23,4
Malta 7.948 18,3
Norvegia 59.522 11,4
Austria 93.250 10,7
Cipro 8.484 10,0
Svizzera 82.681 9,9
Germania 669.482 8,1
Olanda 101.744 6,0
Danimarca 33.507 5,9
Francia 304.546 4,6
Serbia 29.522 4,2
Belgio 42.168 3,7
Lussemburgo 2.046 3,6
Finlandia 18.401 3,4
Bulgaria 17.814 2,5
Italia 147.370 2,4
Grecia 21.484 2,0
Regno Unito 118.995 1,8

Buon riflessioni e approfondimenti, possibilmente non solo con la testa, ma anche con il cuore,
Francesco Galgani,
28 agosto 2019

Questa economia uccide (papa Francesco) - Testi e video di approfondimento

Ultimo aggiornamento: 21 Agosto 2019

«Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma  di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”.»

Questo l'ha scritto papa Francesco, il testo completo da cui ho tratto questa citazione si trova nel capitolo secondo di "Evangelii Gaudium":
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_a_un%E2%80%99economia_dell%E2%80%99esclusione

Un'attenta e profonda analisi del sistema economico-finanziario-politico assassinante (e al contempo suicidario) in cui siamo inseriti, si trova inoltre nella lettera enciclica "Laudato Si'" di papa Francesco sulla cura della casa comune:
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

Su questo stesso tema, consiglio la visione di un paio di video: si tratta di un commento di Mauro Scardovelli a un vigoroso intervento del missionario comboniano padre Alex Zanotelli, che dà una dettagliata panoramica sui temi del sistema economico e finanziario globale.
Prima parte: https://www.youtube.com/watch?v=nemOckUviSU
Seconda parte: https://www.youtube.com/watch?v=6elhiKtvF9k

Buoni approfondimenti,
Francesco Galgani,
21 agosto 2019

Bombe

Ultimo aggiornamento: 15 Agosto 2019

«L'Italia ripudia la guerra» (art. 11 della Costituzione Italiana).
«L'Italia deve aumentare le proprie spese militari, non ha altra scelta» (Donald Trump, luglio 2019)
«Boom di spese militari, USA e Cina in testa» (2019)

Bombe

Gioia di vita
di violenza spaccata
da esplosioni improvvise
più grandi della paura.

Come cuccioli
una tana imploriamo,
ma in maceria tutto volge...
e noi con essa.

Dov'è il "NO"
che fonda l'Italia,
dov'è il "RIPUDIO"
dei padri costituenti,

col pianto e le grida
per sempre scalfite
in chi ancora lotta
nella guerra infame?

Per ogni bomba
l'odio cede il posto
a un rancore ardente,
di ingiustizia stridente.

Un secondo per distruggere,
un millennio per rifare
un cuore nuovo,
un cuore innocente,

che sappia governare
senza ammazzare,
che sappia discernere
il bene dal male,

senza inganni,
ma con autentica dignità
di chi semina non-violenza
in tutta la società.

Una scelta c’è,
c’è sempre stata,
sei scintilla divina,
non cedere mai.

Grazie!

(Francesco Galgani, 15 agosto 2019, www.galgani.it)

Assuefatti all'ingiustizia, alla falsità e al non-senso, trovare un'altra via

Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2019

Siamo talmente assuefatti a questo mondo da considerare “normali” o persino “naturali” cose che vanno contro il nostro stesso interesse, sia come singoli, sia come specie. Siamo talmente disposti a difendere con le unghie e con i denti ciò che noi siamo da non accorgerci che basterebbero pochi cambiamenti di pensiero a farci vivere assai meglio.

Sono cinquant’anni, se non di più, che sappiamo che il nostro stile di vita occidentale e il nostro modo di nutrirci ci porteranno all’autodistruzione, ad una devastazione così grande che il mondo si riempirà di guerre (oltre a quelle che già ci sono), di fame, di carestia… e le nostre amate città di mare saranno le prime a scomparire… eppure continuiamo a fare la vita di sempre, più o meno come drogati che continuano a drogarsi. Abbiamo scelte? Sì, e molte, ma finché non cambia il “pensiero” saremo sempre “necessitati” a ripetere la stessa vita ogni giorno, finché non sarà la vita stessa a impedircelo.

Provo a fare qualche esempio di scelta.

Possiamo scegliere di essere grati a tutto e a tutti, sviluppando armonia con noi stessi e con la vita, senza mai più usare una sola parola di disprezzo verso gli altri o verso noi stessi, perché ciascuno di noi è sacro e indispensabile in questo mondo. Ovviamente ciò richiede una consapevolezza così grande da aver chiaro che noi esistiamo perché esistono gli altri, e viceversa. Se questo mondo fosse un teatro in cui fossimo di passaggio con la missione di sviluppare noi stessi, allora potremmo scegliere di contribuire a un mondo migliore, sviluppando la nostra gratitudine e la nostra capacità di amare.

Possiamo scegliere di non sentirci superiori agli altri e di non esercitare potere sulle altre persone, con la stessa umiltà di un bel fiore che sa di esistere perché esistono gli altri fiori. Concretamente, ciò si traduce, tra le altre cose, nello smetterla di dare consigli o suggerimenti, preoccupandoci più di capire che di sentenziare. Ciò equivale a considerare gli altri come persone da cui possiamo imparare.

Possiamo scegliere di non uccidere, di non renderci complici di innumerevoli sofferenze e massacri, vivendo vegan. A proposito, una vita vegan è l’unica compatibile con una seria e concreta azione contro gli imminenti e devastanti cambiamenti climatici (approfondimento).

Al di là di questi tre esempi, che già basterebbero per innescare un grande cambiamento, quello che facciamo ogni giorno è il nostro contributo alla “politica”, nel senso di gestione del bene comune. Ma la politica, nel senso più comunemente inteso di affaracci di potere, ci sta portando altrove. Allo stato attuale, dal mio limitato punto di vista, manca completamente un “sentire comune” di quelle che sono le problematiche e le principali urgenze.

Nel tempo dell'inganno universale, i principali sostenitori del neo-liberismo criminale su cui l'Europa si fonda sono proprio le sue vittime, cioè le persone comuni. La parola “neo-liberismo” indica l’attuale sistema economico, sociale e di pensiero in cui lo stato non interviene nell’economia, lasciando che prevalga la legge del più aggressivo e meno etico, mettendo tutti in “competizione” (cioè guerra) contro tutti, abolendo i diritti sociali, dando pieno potere alle psicopatiche multinazionali che pensano solo al profitto immediato (anche se questo dovesse costare una strage di famiglie e/o una strage ambientale). Per fare un esempio, essere neo-liberisti significa brindare e festeggiare quando la gente viene licenziata, eventualmente sostituita da macchine o da altra gente pagata di meno e/o sfruttata di più. In tutto ciò, il neo-liberismo vuole che sia lo stato (depotenziato, de-sovranizzato e in deficit permanente) a farsi carico di dare soldi a chi non lavora per colpa del neo-liberismo (come nel caso del reddito di cittadinanza o, meglio, nel caso del reddito universale, che già sarebbe più equo), perché senza soldi la gente non può comprare. In altre parole: debiti pubblici e profitto privato.

Il neo-liberismo è necessariamente cosmopolita, nel senso che vuole l'abrogazione delle sovranità nazionali al fine di ottenere la massima libertà di circolazione di merci e capitali: ne seguono guerre di poveri contro poveri, miseria per tutti, ricchezza esagerata per pochissimi. L’abbassamento delle tasse (per togliere forza e risorse allo stato), lo smantellamento dello stato sociale e la privatizzazione di ogni servizio pubblico (scuole, ospedali, strade, polizia, previdenza, trasporti, ecc.) sono i “diktat” del neo-liberismo. L’Italia ha già rinunciato alla sua sovranità e sta pienamente aderendo ai dettami del neo-liberismo, tradendo la sua Costituzione, che invece dà un ruolo assai importante alla sovranità, al bene comune, ai servizi pubblici, al lavoro, all’assistenza sociale per chi ne ha bisogno, immaginando un’economia assai più vicina a quella keynesiana piuttosto che a quella neo-liberista.

“L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, dice la Costituzione. Allo stato attuale, i Centri pubblici dell’Impiego riescono a dare lavoro allo 0,05% dei richiedenti in Sicilia (la percentuale più bassa) e al 5% dei richiedenti in Lombardia (la percentuale più alta) (approfondimento).

Noi persone comuni abbiamo interiorizzato a tal punto i valori del neo-liberismo da ritenerli come una cosa normale, anzi "naturale", nel senso di "secondo Natura"... visto che nell'immaginario comune la Natura si basa sulla competizione, cioè sulla guerra e sulla prevaricazione del più forte sul più debole (ringraziamo i darwinisti per questa balla), e non sulla collaborazione, sulla co-evoluzione, sull'inter-essere.

Il neo-liberismo fa di tutto per scambiare il vero con il falso, il necessario con il superfluo, ridicolizzando e condannando chi osa pronunciare parole di verità. Questo l'ho scritto anche nella Religione dell'Ultima Lotta.

Oggi siamo arrivati ad un punto di confusione tale che chi perde il lavoro, o non lo trova, pensa che sia colpa sua... senza invece rendersi conto della realtà economica, politica e sociale che crea le condizioni per agevolare, o nel nostro caso persino "imporre", una “disoccupazione minima garantita”, in quanto la piena occupazione sarebbe una "catastrofe", almeno secondo la Commissione Europea e la BCE (approfondimento).

Quando ho avuto occasione di dire che il capitalismo (altro termine per indicare il neo-liberismo, è la stessa cosa) è una rapina a mano armata di tutto ciò che di più importante e prezioso abbiamo, non sono stato capito.

Purtroppo "la disoccupazione minima garantita" non è l'unica assurdità inaccettabile. Ce sono tante, troppe altre, che ogni tanto, per quel che mi è stato possibile, almeno in parte ho denunciato qui nel mio blog.

Purtroppo tutti i governi (compreso l'attuale e compreso il prossimo che verrà) sono a sostegno del neo-liberismo e dell'euro. A livello pratico, per salvare noi stessi e la nostra Italia, oltre a una classe politica uniforme nelle idee e nell'intento (non c'è), onesta (non c'è), forte intellettualmente e spiritualmente (questa è lontana anni luce), servirebbe un piano di politica estera e di politica interna che miri verso l'autarchia (che è l'esatto opposto della globalizzazione de-regolarizzata, ovvero dell'attuale diktat della classe dominante). Anche Gandhi era un sostenitore dell’autarchia, considerandola come una necessità primaria per l’indipendenza dell’India dal dominio inglese: lo stesso vale per noi, per la nostra Italia, per creare lavoro interno e per non essere continuamente ricattabili dai poteri esterni. A tal proposito, la nostra Costituzione non vuole il cosmopolitismo verso cui stiamo tendendo, ma l’internazionalismo, che, come dice il termine, dà un ruolo primario alla nazione, all’interno della quale possono avvenire i processi democratici. Una volta che una nazione non è più sovrana (come nel nostro caso, visto che non siamo padroni della nostra moneta e non possiamo regolare i processi economici che avvengono nella nostra società), non c’è più nessuna possibilità di avere democrazia. Un problema enorme è che le menti con queste idee e anche con la capacità di proporre qualcosa di concreto in direzione opposta al neo-liberismo, oltre a scontrarsi con l'impero delle multinazionali e della finanza, sono emarginate, ridicolizzate, punite e mai arrivano nei luoghi di potere.

Inoltre, le nazioni che hanno provato a opporsi alle logiche imperialiste occidentali (Saddam e Gheddafi, giusto per citare qualche nome), sono state distrutte militarmente e i loro capi additati come criminali... anzi, peggio, i loro capi sono stati de-umanizzati, cioè trattati e descritti al di sotto di essere umani. L'unica loro colpa è quella di essersi opposti all'egemonia del dollaro. Oggi la regola è: “Colui che crea la moneta detta le leggi”. Chi è che stampa l'euro su carta? La BCE. Chi è che crea la maggior quantità di euro in circolazione? Le banche private, che nel complesso creano il 97% della moneta totale. Ecco allora spiegato chi è che comanda... e coloro che andiamo a votare ne sono semplicemente sudditi.

Come viene creato questo 97% della moneta? Dal nulla e senza costi, ma al prezzo di garanzie che noi diamo alle banche (come nel caso dei mutui e delle carte di credito), oltre naturalmente agli interessi.

Allora... cosa possiamo fare? Secondo la mia modesta opinione, sarebbe assai utile che l'uomo e la donna comuni, precari o senza lavoro, avessero ben chiare queste ed altre questioni, altrimenti non daranno mai il loro sostegno a un governo che, se anche solo tentasse una piccola manovra che va contro il neo-liberismo, si ritroverebbe contro l’intero sistema mass-mediatico, l'Europa, gli Stati Uniti, le banche, le multi-nazionali, oltre a rischiare un'invasione militare (come è successo ai due disgraziati sopra citati).

Se questo uomo o donna comune, cioè ciascuno di noi, riuscisse a staccare la spina a quel che di peggiore la nostra società ci sta offrendo (televisione e falsi notiziari in primis, chiacchiericcio degradante, continuo e martellante sugli smartphone in secundis), spostando la propria attenzione su ciò che è più urgente, cioè sul fatto che siamo in un periodo terminale e apocalittico, perché la violenza e l'ottusità degli esseri umani è diventata insostenibile per tutte le specie viventi del pianeta, allora ciascuno di noi potrebbe chiedersi ogni giorno cosa può fare per essere meno ottuso e meno assuefatto all’ingiustizia, alla falsità e al non senso.

Finché scaveremo nel fango, troveremo solo fango. Guardando altrove, troveremo altro. L’umanità ha avuto e continua ad avere grandi Maestri: proviamo ad ascoltarli.

Buone riflessioni,
Francesco Galgani,
10 agosto 2019

Per Commissione Europea e BCE la nostra piena occupazione sarebbe una catastrofe...

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2019

Qualunque notizia secondo cui il governo italiano (qualunque esso sia, non mi sto riferendo nello specifico a quello attuale, anche se è compreso in questo discorso) sta facendo qualcosa per diminuire la disoccupazione è tanto vero quanto che gli asini volano.

Rimando i miei lettori più attenti al video "Perché sei povero? (Byoblu)", nonché ai numerosi video di Mauro Scardovelli pubblicati su UniAleph in cui lui spiega come funziona la nostra economia.

Qui mi limito a riportare per intero un articolo di Guido Salerno Aletta, pubblicato su MilanoFinanza del 1 dicembre 2018 (fonte), che spiega chiaramente che «La Commissione europea sostiene che, per non avere pressioni inflazionistiche sul versante dei salari, e quindi per mantenere la stabilità monetaria, la disoccupazione italiana non deve scendere sotto il 9,1%».

Smettiamola di raccontarci balle. Ricordo che la Commissione Europea ha il potere di sanzionare gli stati membri inadempienti nell'attuazione delle sue decisioni e per i ritardi nell'approvazione di leggi in recepimento di direttive comunitarie... mentre il Parlamento Europeo (che sarebbe democratico nel senso di eletto dai cittadini) non conta nulla perché non ha il potere di iniziativa legislativa.

Quindi: viviamo in un’Unione Europea dove la priorità non è che i cittadini abbiano l'occorrente per vivere quantomeno dignitosamente (anzi, più siamo poveri e meglio è per l'oligarchia al comando), ma che l’inflazione non rischi di salire troppo. Non faccio ulteriori commenti: buona lettura e buoni approfondimenti.

NOTA: i grassetti, i corsivi e i sottolineati nell'articolo seguente li ho aggiunti io.

Francesco Galgani,
17 luglio 2019

Per strade diverse

Fed-Bce / Le due banche centrali mai così distanti. Quella Usa ha raggiunto gli obiettivi: la disoccupazione è ai minimi da mezzo secolo e l’inflazione è vicina al 2%. Per quella europea invece troppi occupati rappresentano un rischio perché fanno salire il caro-vita

di Guido Salerno Aletta
(link all'articolo originale)

Sapere di non sapere, sapere di mentire: la scienza delle bugie

Ultimo aggiornamento: 17 Luglio 2019

Giardino Fratelli Tremante (Verona)(La foto qui a destra è stata scattata a Verona, fonte)

Nel mio precedente articolo di un paio di anni fa, intitolato "Alla ricerca della scienza..." (che invito caldamente a rileggere per meglio comprendere quanto segue), avevo attentamente argomentato serissimi dubbi sulla credibilità delle ricerche scientifiche pubblicate su note riviste accreditate e universalmente accettate come "fonti ufficiali" in ambito accademico, in ambito medico e persino in ambito mediatico (in quest'ultimo caso, per lo più quando si vuole dimostrare la bontà o falsità di certe questioni su cui l'agenda setting ha spostato il suo occhio distrattore e disinformatore, come nel caso dei bontà dei vaccini, della salubrità del 5G, della purezza del glifosato, della sostenibilità ambientale del nucleare, dell'azione curativa del fumo (qui uno spot degli anni '60), della necessità di mangiare carne, del fatto che le specie si siano evolute come ha detto Darwin, del fatto che l'uomo è andato sulla Luna, del fatto che lo zucchero raffinato fa bene al cervello (qui uno spot del 1986), ecc., giusto per citare questioni vecchie e nuove di falsificazioni evidenti, probabili o almeno discutibili). Alcune questioni di quelle che ho citato potrebbero far ridere (guardatevi i link)... ma mentre su alcune questioni almeno l'immaginario comune ha abbastanza compreso la bugia (ad es. ormai più o meno è accettato che fumare fa male), su tutte le altre questioni che ho citato e linkato ancora sussistono forti resistente anche solo a intavolare una serena e seria discussione. Bugie su bugie ripetute all'infinito, accettate come verità sacrosanta.

Povera scienza... usata, abusata e rigirata per ogni interesse di parte, soprattutto quando c'è l'appoggio economico di chi vuol dimostrare che la propria verità è più vera della verità altrui. Infatti... nel tempo dell'Inganno Universale tutto è concesso.

Ma insomma... la scienza non può aiutarci a fare chiarezza, non possiamo usarla come punto di riferimento? Dipende... senza nulla togliere a chi fa scienza onestamente, districarsi in un ginepraio di bugie, però, non è certo agevole. Se valutassimo con attenzione il caso Wakefield (giusto per fare un altro esempio), facendo luce su tutte le bugie, gli occultamenti e i depistaggi di cui la "scienza ufficiale" si è resa complice, è difficile considerare i risultati scientifici come una guida... o per lo meno considerare le "fonti ufficiali" attendibili a prescindere da un'attenta analisi del contenuto delle ricerche, visto che la peer-review universalmente accettata dalle riviste scientifiche sembra facilmente influenzabile dagli interessi (economici) di parte.

A questo punto qualcuno potrebbe considerarmi un fanatico o un esaltato, un complottista o un catastrofista. Beh, allora sarei in buona compagnia, a cominciare dal dottor Richard Horton, capo-redattore della rivista scientifica «Lancet»:

Il direttore di “The Lancet”, dottor Richard Horton definisce queste pratiche riciclaggio di informazioni sporche.

Ecco come funziona.

Una società farmaceutica patrocina un convegno scientifico. Alcuni relatori sono invitati a parlare di un prodotto in cambio di un profumato ingaggio (di solito diverse migliaia di sterline).

Vengono scelti in base alle loro già note opinioni su un farmaco, oppure si sa che tendono ad accontentare le esigenze della società che li paga.

Si svolge il convegno e il relatore presenta il discorso. Una società di comunicazione specializzata registra la conferenza e la converte in un articolo per la pubblicazione, di solito nell’ambito di una raccolta di paper scaturiti dal simposio. Questa raccolta viene poi offerta ad una casa editrice specializzata per una cifra che può raggiungere le centinaia di migliaia di sterline.

La casa editrice cerca infine una rivista autorevole per pubblicarvi i paper basati sul simposio, in genere come supplemento alla rivista.

Il punto fondamentale è che, su un mucchio di giornali che si atteggiano a riviste scientifiche manca del tutto la revisione paritaria. Quel procedimento per cui altri scienziati competenti nel campo assicurano che il lavoro scientifico sia il più possibile immune da pregiudizi e distorsioni è, in altre parole inesistente.

Il processo di pubblicazione è stato ridotto a un’operazione di marketing travestita da scienza legittima – afferma Horton. Le società farmaceutiche hanno trovato il modo di eludere le norme di controllo della revisione paritaria. In troppi casi riescono a seminare letteratura settoriale di lavori scientifici di bassa qualità che possono poi usare per promuovere i loro prodotti presso i medici.

Le case farmaceutiche ci stanno imbrogliando – dichiara Smith. Ci arrivano articoli con su i nomi dei medici e spesso scopriamo che alcuni di loro sanno poco o niente di quanto hanno scritto. Quando ce ne accorgiamo respingiamo il documento, ma è molto difficile. In un certo senso l’abbiamo voluto noi insistendo e ottenendo che si debba rendere esplicito ogni coinvolgimento di società farmaceutiche. Non hanno fatto altro che trovare il modo di aggirare l’ostacolo e agire di nascosto.

Pratiche simili sono ampiamente dimostrate. Si stima che quasi la metà di tutti gli articoli pubblicati sulle riviste siano stati scritti da ghostwriter.

Questa scienza passa a ogni livello di divulgazione, interpretata in ciascuna circostanza da persone che non hanno alcun incentivo a mettere in discussione la scoperta delle case farmaceutiche. D’altronde è con i soldi di queste ultime che a tutti gli effetti si pagano gli stipendi di chi scrive per i professionisti del settore, perché comprano gli spazi pubblicitari su cui si leggono tutte le pubblicazioni, sia online sia su carta. L’informazione sugli studi clinici e sui convegni scientifici è influenzata in ogni angolo dall’idea generale che è meglio non sputare nel piatto in cui si mangia.

(fonte: "Big Pharma domina la ricerca")

Per l'appunto, è notizia di questi giorni che, secondo la Procura di Milano, «sulle 32 analizzate, 25 pubblicazioni scientifiche sono risultate oggetto di manipolazione» (fonte "Il fatto quotidiano", notizia ripresa e analizzata anche in "Dalla Scienza delle Evidenze alla Scienza delle Convenienze").

Socrate è passato alla storia perché sapeva di non sapere... e una parte della scienza attuale sta dimostrando di sapere di mentire... a questo punto, secondo me, prendendo esempio proprio da Socrate, va rifiutata qualsiasi accettazione passiva di "verità" ufficiali, cominciando a dar credito solo a chi fornisce un criterio di falsificabilità e ripetibilità delle proprie ricerche. In altre parole, se una data informazione non può essere oggetto di confutazione e se dubbi legittimi non possono essere sollevati (dal darwinismo precedentemente citato alla necessità e sicurezza dei vaccini, giusto per fare due esempi), allora il sospetto di mancanza di onestà, per non dire malafede, è legittimo.

Per meglio chiarire cosa intendo con il fatto di fornire la possibilità di confutare le proprie tesi, un esempio storico ci è fornito da Darwin stesso, il quale scrisse: «Se potesse dimostrarsi che esista un organo complesso, il quale non possa essere stato prodotto con molte modificazioni successive e piccole, la mia teoria sarebbe assolutamente rovesciata. [...]» (fonte: "Sulla origine delle specie per elezione naturale ovvero conservazione delle razze perfezionate nella lotta per l'esistenza", di Charles Darwin, 1875, pag. 158, cap. IV "Difficoltà della teoria", sez. "Mezzi di transizione", link a questa citazione, link all'intero libro). Ecco, questo è un esempio di onestà, perché Darwin non dice "io ho la verità", ma, anzi, ci dà un criterio per poter confutare la sua teoria. Peccato che, quand'ero all'università come studente, una mia docente di scienze neurobiologiche affermò in maniera categorica che la teoria neo-darwiniana dell'evoluzione della specie è un "fatto", nel senso che non potevamo discuterla: questo tipo di atteggiamento è un'offesa per la scienza, oltreché per l'intelligenza.

Francesco Galgani,
16 luglio 2019

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